Messaggero Veneto — 08 febbraio 2009 pagina 01 sezione: UDINE
Qualcuno è uscito di casa solo per sottoscrivere la petizione pro-testamento biologico promossa dall’Associazione Luca Coscioni e sostenuta dai Socialisti e del centro culturale “Loris Fortuna” che, ieri, in via Canciani ha raccolto oltre 400 firme. Considerato che l’iniziativa va avanti da settimane, complessivamente si contano 1.200 adesioni. «Abbiamo aderito all’iniziativa per non trovarci nella situazione di oggi. A nessuno può essere imposto una vita che non vuole. Nessuno più del padre può riferire e interpretare la volontà della figlia dopo 17 anni» ha spiegato il segretario regionale dei socialisti, Franco Giunchi, mentre Gianfranco Leonarduzzi, annunciava che contro il conflitto dei poteri istituzionali sta organizzando una manifestazione davanti alla prefettura. Dello stesso avviso il presidente del centro culturale “Loris Fortuna, Romeo Mattioli: «La nostra presenza qui – ha puntualizzato – vuole essere un segno di gratitudine e di solidarietà nei confronti del primario Amato De Monte, che guida l’équipe medica alla Quiete, e del sindaco che ha salvato la faccia di Udine, culla dei diritti civili». Motivazioni, queste, che hanno invogliato la gente a firmare per chiedere anche «un’indagine conoscitiva sull’eutanasia clandestina».
domenica 8 marzo 2009
giovedì 29 gennaio 2009
L'Italia ha delegato alla Chiesa il campo dell'etica come se fosse una sua prerogativa esclusiva
Messaggero Veneto — 27 gennaio 2009
Mai come negli ultimi tempi abbiamo sentito tante volte l’espressione diritti umani sulla bocca di esponenti delle gerarchie vaticane. Dal caso Englaro alla depenalizzazione dell’omosessualità ai 60 anni della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo non c’è stato un solo giorno in cui non abbiamo sentito un richiamo al primato della morale (cattolica) travestito con gli abiti, laicamente più comodi, del diritto naturale. Ora il problema è che questo abito apparentemente comodo è una camicia di Nesso. Con l’espressione “diritto naturale” non ci si riferisce di certo a quello a cui si riferiva Grozio. Non si tratta, infatti, di argomentazioni basate sulla ragione, bensì dell’applicazione normativa della morale cattolica. Oppure, i principi del cattolicesimo si possono discutere? In tal caso non sarebbero più dei principi. La Chiesa cattolica è espressione di verità oppure è un’opinione? Può essere posta in discussione? Senza dubbio ci troviamo nel primo caso, ossia nell’ambito della “verità”. Diversamente, dovremmo poter immaginare un Papa che cambia idea sulle unioni omosessuali, sulla legge sul divorzio, riguardo alla legge sull’aborto, sul controllo delle nascite eccetera. In questo senso le religioni dogmatiche sono conservatrici per definizione: non vi può essere un Papa “progressista” poiché non può porre in discussione principi che non dipendono da lui. A prescindere dall’essere favorevoli o contrari su queste o altre questioni, un laico non deve rispondere a problemi in base a una ricerca della giusta interpretazione di un dogma, ma ragionare sulla bontà o meno di un’idea in quanto tale. Essere laici implica il circoscrivere la propria fede a un fatto di coscienza individuale; essere laici significa cercare di risolvere problemi tentando di concepire la migliore legge possibile in funzione della collettività e non di imporre la propria fede in funzione di un dogma (indiscutibile in quanto tale) sugli altri. Ciò non equivale a un “relativismo” spicciolo, dove ogni opinione è uguale a un’altra, ci si pone invece nella condizione di pensare leggi in grado di rispondere a una data esigenza, al fine di regolamentare al meglio la vita di una comunità di individui. Per far questo non è necessario fondare un’etica. Con questo non vogliamo dire che la Chiesa cattolica debba tacere su aspetti della vita considerati fondamentali per la propria missione salvifica, anzi, la possibilità di esprimersi su diverse tematiche è parte integrante del gioco democratico. Eppure, sembra che manifestare una posizione contraria a quella della Chiesa cattolica per molti politici – anche di sinistra – significhi esporsi a un costo intollerabile in termini di perdita di consenso. Perciò, tra battersi per il rispetto della dignità della persona (quali la cessazione delle cure di fine vita, l’abolizione della pena di morte per gli omosessuali nel mondo, l’estensione del matrimonio alle persone dello stesso sesso) e il consenso sarà più saggio e conveniente – a loro giudizio – scegliere il secondo. La seconda spiegazione (meno evidente) è che nel nostro paese abbiamo da sempre delegato alla Chiesa cattolica il campo dell’etica, come se fosse una sua prerogativa esclusiva. All’attuale Pontefice – che tanto bene conosce l’Italia – ciò è chiarissimo, al punto da aver ribadito non solo che la divisione tra Stato e Chiesa (bontà sua!) è giusta, ma che a quest’ultima spetta un primato sull’etica. Insomma, un’etica laica sembrerebbe non esistere. Ora, mentre la prima spiegazione, purtroppo, si lega a uno scarso senso delle istituzioni da parte della classe dirigente politica italiana, la seconda spiegazione è assolutamente inconsistente dal punto di vista giuridico. Non si vuole qui sostenere che un ordinamento giuridico sia insensibile a scelte valoriali, il punto è che tali scelte sono state compiute dal legislatore costituente e vanno via via tradotte in norme e prassi interpretative che seguano questa unica direzione: il rispetto del diritto di ciascuno a realizzare se stesso (art. 2 della Costituzione) autodeterminandosi nelle proprie scelte di vita (art. 13 Costituzione). Quello che la Corte costituzionale definisce il principio supremo della laicità comporta che a tali valori e non a quelli di una confessione religiosa (almeno sulla carta maggioritaria) si dia la prevalenza nell’agone politico nell’amministrazione della giustizia. Ferma ovviamente la libertà dei cattolici di autodeterminarsi nelle proprie scelte di vita alla luce delle Sacre scritture. Tra l’atteggiamento della Santa Sede e quello di uno Stato laico c’è questa differenza: seguendo le direttive vaticane i cattolici hanno il pieno diritto di conculcare la libertà di coloro che non la pensano allo stesso modo; seguendo il modello di uno Stato laico a tutti viene data la possibilità di essere liberi, rimanendo i cattolici nel pieno diritto di conformare la propria vita alla loro fede. Chissà se anche in Italia – come è accaduto in Spagna – ci sarà un giudice che avrà il coraggio di ordinare che i crocifissi vengano tolti dagli edifici pubblici! Per il momento l’unico giudice che si è rifiutato di tenere udienza a Camerino perché in un’aula c’era un crocifisso ha subito una condanna a 7 mesi e a un anno di interdizione dai pubblici uffici per omissione di atti di ufficio e interruzione di pubblico servizio, oltre a varie sanzioni disciplinari dal Csm. È solo un esempio, un episodio tratto dalla cronaca, che suona paradossale per uno Stato laico, mentre è assolutamente coerente con uno Stato confessionale.
Francesco Bilotta ricercatore di diritto privato nell’università di Udine.
Luca Taddio Partito socialista Fvg Radicali italiani
venerdì 23 gennaio 2009
Uno stato poco liberale di Franco Giunchi
Messaggero Veneto — 18 gennaio 2009
êOggi che tutti o quasi – a destra e a manca – a parole si proclamano liberali, ci troviamo a vivere in uno Stato che sotto diversi profili tende a essere meno liberale che mai. Un esempio fra tanti riguarda la proposta di legge – a quanto pare trasversale – di abbassare il tasso di tolleranza del livello alcolimetrico per chi guida da 0,5 a 0,2. L’iniziativa probabilmente originata da alcuni gravissimi incidenti evidenziati dalle cronache, a mio modo di vedere, seppure ispirata da lodevoli propositi, non coglie nel segno, non andrà a colpire gli irresponsabili, non risolverà il problema, ma ne creerà di altri alla generalità dei cittadini. Non si considera che gli incidenti di cui sopra sono stati provocati da persone che non avevano un tasso alcolimetrico dello 0,6 o dello 0,9, ma che senz’altro superava l’1,5 e anche il 2% e in alcuni casi erano pure “strafatte” di coca e altro. Da un altro lato si pensa di arginare la moda giovanile dello sballo, che ha radici antiche e fisiologiche, che vanno a mio modo di vedere in altro modo contrastate (ma sarebbe un discorso troppo lungo). Invece che intensificare i controlli nei punti e nei momenti critici, che forse sarebbe il sistema migliore per contenere certi fenomeni negativi nell’immediatezza; invece di promuovere una campagna di dissuasione da certi comportamenti distruttivi e autodistruttivi, reintroducendo per esempio l’educazione civica (e lo studio dei principi fondamentali del diritto) nelle scuole, che potrebbe portare reali benefici a lungo termine, si punta a risolvere il problema tramite l’ennesima grida manzoniana, cioè con una legge incongruamente severa e punitiva, che sembra ispirata dal criterio di antica scolastica memoria per cui “per colpa di qualcuno qui non beve più nessuno” e che va a mettere in croce anche coloro che si limitano a concedersi un aperitivo o due bicchieri a cena o a pasto. Il tutto, secondo me, con una buona dose di ipocrisia, perché gran parte di coloro che si sono uniti in questo lancio di anatemi saranno i primi a violare la legge (come accade in altri campi), nella convinzione che saranno altri e non loro a essere “beccati” e nel silenzio generale, imposto dai nuovi gestori della morale (so che la mia uscita è politicamente scorretta e me ne vanto!) Il punto è che chi esagera oggi continuerà a esagerare domani, anche con questa legge. E noi ce le potremo scordare le gite fuori porta, le cene con gli amici (qui non siamo a Roma, non si va in frasca in taxi o con l’auto blu), non sempre ci si può muovere in gruppo e non tutti abitano in città, quindi dimentichiamoci anche gli aperitivi. Non voglio immaginare gli effetti di questa geniale iniziativa sul settore ristorazione e sulla produzione vinicola, che ha un certo peso nell’economia della nostra regione. Già oggi, con il limite dell’0,5, che è troppo basso e dovrebbe essere portato a 0,8, non hanno gran senso le bottiglie da un litro o da 0,75, che sarebbe bene affiancare con quelle da un quarto (come accade in Francia). La proposta dei nuovi talebani non tiene conto della catena di infelicità che deriverà dall’applicazione di una normativa così punitiva. Aumenteranno coloro che perderanno la patente, ma perdere la patente significa talora perdere il lavoro e perdere il lavoro porta sovente a tensioni talora intollerabili, quindi famiglie che si sfasciano e figli allo sbando. Tutti vorremmo che chi è al volante fosse totalmente concentrato, ma allora potremmo anche vietare di sentire musica in auto, di fumare mentre si guida, di mettersi al volante se si ha appena litigato con la moglie o con il datore di lavoro. È l’idea che si possa realizzare un mondo perfetto, ove tutto si risolve con un tratto di penna, non con la costante ricerca di un equilibrio fra cause, effetti e conseguenze, nel rispetto del buon senso comune e nella consapevolezza della fragilità e della natura contraddittoria dell’uomo.
Franco Giunchi segretario regionale
êOggi che tutti o quasi – a destra e a manca – a parole si proclamano liberali, ci troviamo a vivere in uno Stato che sotto diversi profili tende a essere meno liberale che mai. Un esempio fra tanti riguarda la proposta di legge – a quanto pare trasversale – di abbassare il tasso di tolleranza del livello alcolimetrico per chi guida da 0,5 a 0,2. L’iniziativa probabilmente originata da alcuni gravissimi incidenti evidenziati dalle cronache, a mio modo di vedere, seppure ispirata da lodevoli propositi, non coglie nel segno, non andrà a colpire gli irresponsabili, non risolverà il problema, ma ne creerà di altri alla generalità dei cittadini. Non si considera che gli incidenti di cui sopra sono stati provocati da persone che non avevano un tasso alcolimetrico dello 0,6 o dello 0,9, ma che senz’altro superava l’1,5 e anche il 2% e in alcuni casi erano pure “strafatte” di coca e altro. Da un altro lato si pensa di arginare la moda giovanile dello sballo, che ha radici antiche e fisiologiche, che vanno a mio modo di vedere in altro modo contrastate (ma sarebbe un discorso troppo lungo). Invece che intensificare i controlli nei punti e nei momenti critici, che forse sarebbe il sistema migliore per contenere certi fenomeni negativi nell’immediatezza; invece di promuovere una campagna di dissuasione da certi comportamenti distruttivi e autodistruttivi, reintroducendo per esempio l’educazione civica (e lo studio dei principi fondamentali del diritto) nelle scuole, che potrebbe portare reali benefici a lungo termine, si punta a risolvere il problema tramite l’ennesima grida manzoniana, cioè con una legge incongruamente severa e punitiva, che sembra ispirata dal criterio di antica scolastica memoria per cui “per colpa di qualcuno qui non beve più nessuno” e che va a mettere in croce anche coloro che si limitano a concedersi un aperitivo o due bicchieri a cena o a pasto. Il tutto, secondo me, con una buona dose di ipocrisia, perché gran parte di coloro che si sono uniti in questo lancio di anatemi saranno i primi a violare la legge (come accade in altri campi), nella convinzione che saranno altri e non loro a essere “beccati” e nel silenzio generale, imposto dai nuovi gestori della morale (so che la mia uscita è politicamente scorretta e me ne vanto!) Il punto è che chi esagera oggi continuerà a esagerare domani, anche con questa legge. E noi ce le potremo scordare le gite fuori porta, le cene con gli amici (qui non siamo a Roma, non si va in frasca in taxi o con l’auto blu), non sempre ci si può muovere in gruppo e non tutti abitano in città, quindi dimentichiamoci anche gli aperitivi. Non voglio immaginare gli effetti di questa geniale iniziativa sul settore ristorazione e sulla produzione vinicola, che ha un certo peso nell’economia della nostra regione. Già oggi, con il limite dell’0,5, che è troppo basso e dovrebbe essere portato a 0,8, non hanno gran senso le bottiglie da un litro o da 0,75, che sarebbe bene affiancare con quelle da un quarto (come accade in Francia). La proposta dei nuovi talebani non tiene conto della catena di infelicità che deriverà dall’applicazione di una normativa così punitiva. Aumenteranno coloro che perderanno la patente, ma perdere la patente significa talora perdere il lavoro e perdere il lavoro porta sovente a tensioni talora intollerabili, quindi famiglie che si sfasciano e figli allo sbando. Tutti vorremmo che chi è al volante fosse totalmente concentrato, ma allora potremmo anche vietare di sentire musica in auto, di fumare mentre si guida, di mettersi al volante se si ha appena litigato con la moglie o con il datore di lavoro. È l’idea che si possa realizzare un mondo perfetto, ove tutto si risolve con un tratto di penna, non con la costante ricerca di un equilibrio fra cause, effetti e conseguenze, nel rispetto del buon senso comune e nella consapevolezza della fragilità e della natura contraddittoria dell’uomo.
Franco Giunchi segretario regionale
Loris Fortuna
Tondo e gli ex Psi: Fortuna pioniere del Fvg nell'Ue
Messaggero Veneto — 08 dicembre 2008 pagina 05 sezione: REGIONE
UDINE. «L’idea di un Friuli Vg moderno e al centro di un’Europa che Loris Fortuna aveva già immaginato nel ’64». È ricordando i valori di libertà e autonomia, in una chiave assolutamente moderna, che il presidente della Regione Renzo Tondo ha voluto commemorare lo storico leader socialista, a 23 anni dalla sua scomparsa. «Un uomo responsabile - ha detto Tondo - nelle sue battaglie per il divorzio, per la depenalizzazione dell’aborto, per le norme sulla tutela della dignità del malato e la disciplina dell’eutanasia passiva e per la libertà, intesa non solo come diritto civile inalienabile, ma anche come valore morale, sociale ed economico». Un punto di riferimento a livello locale, ma anche nazionale. «Con un’etica di responsabilità - ha continuato il presidente della Regione - di cui il Fvg e in generale il nostro Paese avranno bisogno per lo sviluppo di un futuro migliore». Loris Fortuna non ha mai perso di vista le sue radici. «Una persona di altissimo profilo - ha fatto notare Tondo - un leader a livello nazionale, che non ha mai dimenticato il Fvg, amico della sua gente, con cui ha mantenuto un contatto costante e uomo di popolo». Sempre a livello locale, il presidente Tondo ha ricordato che fu il primo a individuare le linee strategiche di un possibile progresso della regione, con la pubblicazione del 1963 dal titolo “Il Friuli - tesi per uno sviluppo economico”. Tondo ha ricordato di aver iniziato la sua attività politica proprio mentre Fortuna era alla guida del partito socialista. «Nel ’95 abbiamo perso un grande leader - ha aggiunto - dotato di piena autonomia di giudizio e di consapevolezza dei valori dei diritti della persona». A commemorare Loris Fortuna ieri al cimitero di San Vito un folto pubblico di amici e politici di varie correnti, tra socialisti, radicali, rappresentanti del Pd e del Pdl. A organizzare l’iniziativa da 23 anni è Dario Pividore, compagno di partito e amico dell'esponente socialista. E al fianco di Tondo i leader di ieri e di oggi del Psi. A partire dall’onorevole Aldo Gabriele Renzulli, in piedi di fronte al senatore Ferruccio Saro. La ricorrenza ogni anno richiama piú partecipanti e per la prima volta era presente anche un presidente di Regione. Tra gli altri, il socialista Enrico Bulfone, il consigliere comunale ed ex candidato sindaco Gianni Ortis, il radicale Walter Beltramini, i consiglieri regionali Alessandro Colautti (Pdl), Giorgio Baiutti (Pd), il segretario regionale del partito socialista Franco Giunchi, l’ex assessore regionale socialdemocratico Adino Cisilino, Gianfranco Leonarduzzi e il presidente del consiglio provinciale di Udine Marco Quai. Ilaria Gianfagna
Messaggero Veneto — 08 dicembre 2008 pagina 05 sezione: REGIONE
UDINE. «L’idea di un Friuli Vg moderno e al centro di un’Europa che Loris Fortuna aveva già immaginato nel ’64». È ricordando i valori di libertà e autonomia, in una chiave assolutamente moderna, che il presidente della Regione Renzo Tondo ha voluto commemorare lo storico leader socialista, a 23 anni dalla sua scomparsa. «Un uomo responsabile - ha detto Tondo - nelle sue battaglie per il divorzio, per la depenalizzazione dell’aborto, per le norme sulla tutela della dignità del malato e la disciplina dell’eutanasia passiva e per la libertà, intesa non solo come diritto civile inalienabile, ma anche come valore morale, sociale ed economico». Un punto di riferimento a livello locale, ma anche nazionale. «Con un’etica di responsabilità - ha continuato il presidente della Regione - di cui il Fvg e in generale il nostro Paese avranno bisogno per lo sviluppo di un futuro migliore». Loris Fortuna non ha mai perso di vista le sue radici. «Una persona di altissimo profilo - ha fatto notare Tondo - un leader a livello nazionale, che non ha mai dimenticato il Fvg, amico della sua gente, con cui ha mantenuto un contatto costante e uomo di popolo». Sempre a livello locale, il presidente Tondo ha ricordato che fu il primo a individuare le linee strategiche di un possibile progresso della regione, con la pubblicazione del 1963 dal titolo “Il Friuli - tesi per uno sviluppo economico”. Tondo ha ricordato di aver iniziato la sua attività politica proprio mentre Fortuna era alla guida del partito socialista. «Nel ’95 abbiamo perso un grande leader - ha aggiunto - dotato di piena autonomia di giudizio e di consapevolezza dei valori dei diritti della persona». A commemorare Loris Fortuna ieri al cimitero di San Vito un folto pubblico di amici e politici di varie correnti, tra socialisti, radicali, rappresentanti del Pd e del Pdl. A organizzare l’iniziativa da 23 anni è Dario Pividore, compagno di partito e amico dell'esponente socialista. E al fianco di Tondo i leader di ieri e di oggi del Psi. A partire dall’onorevole Aldo Gabriele Renzulli, in piedi di fronte al senatore Ferruccio Saro. La ricorrenza ogni anno richiama piú partecipanti e per la prima volta era presente anche un presidente di Regione. Tra gli altri, il socialista Enrico Bulfone, il consigliere comunale ed ex candidato sindaco Gianni Ortis, il radicale Walter Beltramini, i consiglieri regionali Alessandro Colautti (Pdl), Giorgio Baiutti (Pd), il segretario regionale del partito socialista Franco Giunchi, l’ex assessore regionale socialdemocratico Adino Cisilino, Gianfranco Leonarduzzi e il presidente del consiglio provinciale di Udine Marco Quai. Ilaria Gianfagna
Luca Taddio e Lisa Pizzighella: sul caso Englaro
Lasciate che tutto ciò abbia fine
Messaggero Veneto — 28 dicembre 2008 pagina 19 sezione: UDINE
Abbiate un po’ di rispetto per la vita e abbiate il coraggio di riconoscere dignità al valore della libertà e della coscienza individuale di poter decidere del e sul proprio corpo. Troviamo che un atteggiamento di rivendicazione sugli altri di ciò che si desidera, e si può legittimamente desiderare, per noi stessi non possa che essere considerato una violenza del diritto contro il diritto alla nostra vita. Per questo immorale. Una simile rivendicazione è basata su una moralistica presunta difesa della vita d’altri. Ma quando Eluana ha mai deciso, deliberato e acconsentito a queste terapie? Eluana che si è sempre, e con fermezza, dichiarata contraria a forme di accanimento terapeutico, contraria a un caso analogo accaduto a un amico e che poi il fato ha riservato a lei. Con quale superficialità e ipocrisia si può essere così “responsabili” per gli altri, tanto da costringerli in stato di coma vegetativo, irreversibile e permanente (il che significa che non vi è alcuna possibilità di recupero) per quasi venti anni. Se questa non è “violenza”, in quanto costrizione a una dimensione di esistenza non voluta e non desiderata, diteci voi come chiamarla. Uno stato prodotto unicamente dalla tecnica medica, se volete, quindi, “innaturale”. Ma tutto questo va ben al di là di facili dicotomie tra naturale e artificiale ed è invece riconducibile a quel semplice principio che trova alla sua base l’individuo e la sua ultima parola sul proprio corpo. In nome della vita, e nella vita si iscrive anche la morte, lasciate che questo accanimento sul corpo di Eluana abbia termine; che si tratti di un gesto di amore e di rispetto per la vita se ne sono resi conto anche alcuni preti friulani e toscani, che portano un messaggio rivolto alla coscienza individuale di ciascuno e non impugnano un dogma monolitico e indiscutibile uguale per tutti. Infine, la posizione del ministro Sacconi scavalca la sentenza minacciando le strutture sanitarie che intendono applicarla: come tipicamente avviene negli Stati etico-totalitari prima il potere legislativo, poi quello esecutivo, si sostituiscono al potere giudiziario.
Luca Taddio Partito socialista - Radicali italiani Lisa Pizzighella Partito socialista
Messaggero Veneto — 28 dicembre 2008 pagina 19 sezione: UDINE
Abbiate un po’ di rispetto per la vita e abbiate il coraggio di riconoscere dignità al valore della libertà e della coscienza individuale di poter decidere del e sul proprio corpo. Troviamo che un atteggiamento di rivendicazione sugli altri di ciò che si desidera, e si può legittimamente desiderare, per noi stessi non possa che essere considerato una violenza del diritto contro il diritto alla nostra vita. Per questo immorale. Una simile rivendicazione è basata su una moralistica presunta difesa della vita d’altri. Ma quando Eluana ha mai deciso, deliberato e acconsentito a queste terapie? Eluana che si è sempre, e con fermezza, dichiarata contraria a forme di accanimento terapeutico, contraria a un caso analogo accaduto a un amico e che poi il fato ha riservato a lei. Con quale superficialità e ipocrisia si può essere così “responsabili” per gli altri, tanto da costringerli in stato di coma vegetativo, irreversibile e permanente (il che significa che non vi è alcuna possibilità di recupero) per quasi venti anni. Se questa non è “violenza”, in quanto costrizione a una dimensione di esistenza non voluta e non desiderata, diteci voi come chiamarla. Uno stato prodotto unicamente dalla tecnica medica, se volete, quindi, “innaturale”. Ma tutto questo va ben al di là di facili dicotomie tra naturale e artificiale ed è invece riconducibile a quel semplice principio che trova alla sua base l’individuo e la sua ultima parola sul proprio corpo. In nome della vita, e nella vita si iscrive anche la morte, lasciate che questo accanimento sul corpo di Eluana abbia termine; che si tratti di un gesto di amore e di rispetto per la vita se ne sono resi conto anche alcuni preti friulani e toscani, che portano un messaggio rivolto alla coscienza individuale di ciascuno e non impugnano un dogma monolitico e indiscutibile uguale per tutti. Infine, la posizione del ministro Sacconi scavalca la sentenza minacciando le strutture sanitarie che intendono applicarla: come tipicamente avviene negli Stati etico-totalitari prima il potere legislativo, poi quello esecutivo, si sostituiscono al potere giudiziario.
Luca Taddio Partito socialista - Radicali italiani Lisa Pizzighella Partito socialista
Franco Giunchi interviene sui Pacs
Un libro sulle unioni omosessuali E il Ps friulano propone nuovi Pacs
Messaggero Veneto — 13 novembre 2008 pagina 09 sezione: REGIONE
IL CASO UDINE. Alla libreria Feltrinelli è stato presentato ieri il primo libro di Mimesi Lgtb. A inaugurare la serie “Le unioni tra persone dello stesso sesso”, una riflessione che vuole offrire una risposta giuridica alle coppie omosessuali. «Il testo è rivolto a tutti - ha detto ieri il curatore Francesco Bilotta - perché riguarda i cittadini, in nome dei principi di autodeterminazione e laicità». «La strada più semplice da intraprendere - ha spiegato il segretario del Ps Fvg Franco Giunchi - è quella dei Pacs. Il matrimonio tra coppie dello stesso sesso sarebbe giustificato giuridicamente dall'articolo 2 e 3 della Costituzione, sulla libertà e l'uguaglianza. Ma l'Italia non è pronta», ha sottolineato. Secondo don Pierluigi Di Piazza, pregiudizi e discriminazioni si superano con l'ascolto, il dialogo e il confronto. «La famiglia non si afferma - ha sottolineato - né si difende impedendo esperienze di relazioni». L'editore Luca Taddio ha annunciato che la prossima pubblicazione sarà un'analisi dello stereotipo dell'uomo meridionale, dal titolo “Mezzi maschi”.
Messaggero Veneto — 13 novembre 2008 pagina 09 sezione: REGIONE
IL CASO UDINE. Alla libreria Feltrinelli è stato presentato ieri il primo libro di Mimesi Lgtb. A inaugurare la serie “Le unioni tra persone dello stesso sesso”, una riflessione che vuole offrire una risposta giuridica alle coppie omosessuali. «Il testo è rivolto a tutti - ha detto ieri il curatore Francesco Bilotta - perché riguarda i cittadini, in nome dei principi di autodeterminazione e laicità». «La strada più semplice da intraprendere - ha spiegato il segretario del Ps Fvg Franco Giunchi - è quella dei Pacs. Il matrimonio tra coppie dello stesso sesso sarebbe giustificato giuridicamente dall'articolo 2 e 3 della Costituzione, sulla libertà e l'uguaglianza. Ma l'Italia non è pronta», ha sottolineato. Secondo don Pierluigi Di Piazza, pregiudizi e discriminazioni si superano con l'ascolto, il dialogo e il confronto. «La famiglia non si afferma - ha sottolineato - né si difende impedendo esperienze di relazioni». L'editore Luca Taddio ha annunciato che la prossima pubblicazione sarà un'analisi dello stereotipo dell'uomo meridionale, dal titolo “Mezzi maschi”.
lunedì 3 novembre 2008
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